martedì 22 aprile 2008

Cattivi maestri

martedì 22 aprile 2008
Salvuccio Riina gira in città come se nulla fosse per scadenza dei termini di custodia senza neanche aver chiesto scusa per i reati commessi

Dopo le polemiche sul rischio (ipotetico) di emulazione scatenate dalla fiction su Totò Riina, “Il Capo dei Capi”, non c’è stata alcuna presa di posizione sul rischio (reale) che una figura come quella di Giuseppe Salvatore Riina detto Salvuccio possa influenzare la nuova generazione corleonese.
Parliamo del terzogenito di Salvatore Riina detto Totò u curtu, killer e capo della famiglia mafiosa dei corleonesi nonché componente della Commissione (la cupola) in seno a Cosa Nostra. Il giovane Riina è stato condannato in appello a 8 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa ma per scadenza dei termini di custodia, dopo aver passato in cella 6 anni, è stato scarcerato.
Salvatore Riina non ha chiesto scusa alla sua città per il male che la sua famiglia e i suoi amici le hanno fatto. Ed oggi può andare in giro per Corleone come se niente fosse: si fa vedere sicuro del fatto suo, saluta e tutti rispondono al saluto.
Nessuno ha protestato per questa presenza sicuramente ingombrante, eccetto il Sindaco che ci ha riferito “molti cittadini mi hanno fatto pervenire una condivisione sulle idee che aveva espresso. Credo che sia la maggioranza della città, anche se, probabilmente, non hanno la forza e la consapevolezza di poterlo dichiarare all’esterno”.
Abbiamo provato a chiedere ad altri rappresentanti delle Istituzioni presenti in questo paese di spiegarci come la cittadinanza abbia registrato questo evento e come lo Stato intervenga sul territorio al fine di far sentire la propria presenza, ma abbiamo trovato difficoltà a farci rispondere.
A parte il Sindaco che ha dichiarato “la preoccupazione non è che lui sia tornato a casa, la preoccupazione è la scelta dell’obbligo di dimora a Corleone. Probabilmente chi ha valutato questa misura di sicurezza non ha valutato l’aspetto che una presenza come questa può avere nella nostra città”, la Polizia di Stato ci ha rimandati alle dichiarazioni ufficiali, i Carabinieri ci hanno detto di chiedere “all’uomo comune corleonese, che sicuramente ne saprà più di noi”, per la Direttrice Didattica del locale Liceo Scientifico “la cosa non ci tocca. I nostri ragazzi non ne hanno parlato”. Anche se per il Sindaco la maggiore preoccupazione è proprio la nuova generazione “in un paese dove il tasso di disoccupazione è altissimo, dove vi sono dei problemi di carattere di sussistenza piuttosto che di sopravvivenza, la presenza di una persona facoltosa come Riina potrebbe ingenerare problemi di altra natura rispetto a quelli che ci possiamo immaginare da una prima analisi sulla sua presenza qua”. Su questa preoccupazione, la Direttrice Didattica ha affermato “i ragazzi di questo liceo sono di un livello medio-alto, non sono vicini a certi ambienti, e non ci sono infiltrazioni di alcun genere tra i miei studenti, i professori ed il personale non docente”.
Tornando alle polemiche sulla fiction sempre il Primo Cittadino ha lamentato “il fatto più drammatico è l’assordante silenzio di tutti quelli che criticavano la fiction de “Il Capo dei Capi” che oggi, ad un rischio concreto, tacciono, probabilmente perché non è passato dalla televisione o piuttosto non è un fatto di fiction, ma un fatto di realtà”.
A Corleone comunque si respira una strana aria. Corrono per il paese i ricordi del coprifuoco imposto ai cittadini dagli allora giovanissimi uomini di Navarra e Leggio. Si pensa agli omicidi, alle corse dentro gli androni dei portoni, le persiane subito serrate. Si pensa al rumore dei proiettili, alle voci, alle urla. Si parla del periodo in cui Riina padre era legge a in questa città, tornano alla mente gli omicidi Scalisi, Triolo, per poi arrivare agli omicidi Giammona.
I Corleonesi hanno paura per i loro figli. Hanno paura che questi giovani vengano travolti dal vortice dei soldi facili, della popolarità, dal sentirsi ordine superiore allo Stato di diritto.
Abbiamo chiesto ai cittadini perché secondo loro Giuseppe Salvatore Riina non abbia chiesto un’altra destinazione per attendere la sentenza definitiva, ci hanno risposto in molti “sta qui per ereditare il ruolo del padre”.
E forse hanno ragione: se Salvatore Riina sceglie di continuare a fare il boss, stando nel suo paese ci riesce molto più facilmente che se fosse stato a Trieste. Questo, infatti, è il posto più opportuno per poterlo fare, con tutti i collegamenti familiari che ha qui, con tutti gli elementi per potere fare “carriera” all’interno di Cosa Nostra, con un territorio che non è governato, sotto l’aspetto mafioso.
Qui Giuseppe Salvatore Riina detto Salvuccio ha tutto per ricevere ed accettare la pesante eredità del padre, anche perché in un certo senso la sua scelta, stando qui, è condizionata dall’ambiente in cui vive, dalle memorie dolorose che la sua presenza rievoca. (Volevamo chiedere alla signora Antonietta Bagarella, madre di Salvatore Riina junior, come la sua famiglia vive i timori della gente della propria città, ma la signora non si è resa disponibile).
Resta da vedere solo se Corleone vuole dividere la pesante eredità di Riina junior e tornare ai tempi di Totò u curtu oppure voltare le spalle al suo passato definitivamente senza ritorni di fiamma.
(pubblicato su "L'Isola Possibile" n. 52 - maggio2008)

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