Laboratori sotto analisi. Ospedali a dieta. Pazienti in rivolta. L’assessore alla sanità Russo conferma la linea dura e accusa i convenzionati di fare terrorismo sociale per non sottostare al piano di rientro e incarica 51 saggi per trovare le soluzioni.
La Sicilia è la terza regione d’Italia per la spesa in ambito sanitario, grazie ad una lunga gestione poco sana che nessuno ha curato e che ha prodotto il deficit nei bilanci che oggi, a fronte della richiesta del Governo nazionale di rientro nella spesa, fa tanto discutere.
In numeri questa è la situazione siciliana: circa 1.500 sono le strutture convenzionate (cioè sanità privata), 400 tra ambulatori e laboratori pubblici, 6.000 i dipendenti della sanità privata, 212 le strutture escluse ad agosto dal sistema delle convenzioni pubbliche (67 ad Agrigento, 40 a Palermo, 35 a Messina, 17 a Catania, il resto diviso tra le altre province siciliane).
Circa 350 milioni di euro è il costo della sanità privata siciliana ad oggi, 293 milioni di euro il nuovo budget complessivo fissato dall’Assessorato Regionale alla Sanità per le strutture convenzionate, con un risparmio di poco più di 50 milioni di euro.
51 sono gli esperti chiamati dall’assessore Massimo Russo per far parte di un comitato che dovrà, entro settembre (al massimo i primi di ottobre), trovare una soluzione per far diventare operativo il piano sanitario e formulare proposte di riqualificazione della sanità pubblica. Il comitato è composto da alcuni medici degli ospedali siciliani, da professionisti del settore e da alcuni manager di AUSL (tra cui anche 3 manager considerati dalla Corte dei Conti come esposti ad una possibile decadenza dall’incarico: Salvatore Iacolino-AUSL6 PA, Salvatore Iudica–AUSL4 EN, Antonio Scalone–AUSL3 CT). Lamenta l’assenza di un loro rappresentante in seno al comitato la Federfarma.
Le strutture private protestano e quelle pubbliche sono in fibrillazione, la politica sonnecchia in attesa che il clima sbollisca, l’assessore Russo (il magistrato) riempie i giornali, incassa il sostegno dei sindacati CGIL-CISL- UIL: “abbiamo trovato un percorso comune che prevede un confronto mirato alla eliminazione degli sprechi, alla rimodulazione dei servizi e delle prestazioni mantenendo i livelli essenziali di assistenza in un'ottica di discontinuità rispetto al passato” (dicono in una nota congiunta sindacati e assessore).
Russo è convinto di riuscire a portare a termine, entro fine settembre, il piano di rientro nonostante contro le sue scelte ci siano i convenzionati interessati dai tagli come gli operatori delle strutture pubbliche che possono scomparire grazie ai tagli alla spesa, le guardie mediche e gli operatori del 118 come i manager di AUSL e ospedali che non saranno riconfermati. E’ convinto anche che le proteste delle strutture private sono strumentali e che la responsabilità per i tagli al personale che le stesse strutture stanno effettuando o sono in procinto di effettuare, non può ricadere sulle sue spalle. L’assessore con l’ultima direttiva emanata chiarisce che i privati, qualora finiscano il budget, potranno erogare le prestazioni applicando una tariffa sociale scontata del 40 per cento, e se le stesse strutture convenzionate non accetteranno i nuovi budget assegnati e le clausole contrattuali previste, saranno automaticamente escluse dall´accreditamento. Comunque, le strutture private che vogliono essere convenzionate devono essere accreditate presso l’AUSL di competenza, dimostrando di avere tutti i requisiti previsti dalla normativa per le prestazioni (sia specialistiche che non) oggetto della convenzione. Gli stessi requisiti devono avere le strutture pubbliche, anche se quest’ultime non sempre vengono verificate ai fini dell’accreditamento, come sostiene, in una lettera aperta, il vicepresidente regionale dell’ANISAP (associazione delle istituzioni sanitarie ambulatoriali private): ad esempio, gli ospedali possono erogare prestazioni specialistiche solo ai degenti e non anche agli esterni (da qui la mole di day hospital aperti dalle strutture pubbliche per poter erogare le prestazioni, con conseguente.
Secondo Russo non esisterebbe un’emergenza assistenza sanitaria, perché ritiene le strutture pubbliche sufficienti ad affrontare le richieste degli utenti rifiutati dalle strutture private: in realtà c’è da rilevare che le stesse strutture pubbliche hanno subito e stanno per subire tagli a parte dei fondi per cui diventa difficile acquistare il materiale necessario (come al centro analisi del Policlinico di Palermo) per far fronte alle normali esigenze dell’utenza; per non parlare poi dell’emergenza che si trovano ad affrontare in questi giorni. In alcuni casi si prevede addirittura il taglio dell'intera struttura, come per l'ospedale di Ribera.
Questi, più o meno, gli interventi nelIa sanità pubblica previsti nel piano di rientro della spesa sanitaria: saranno tagliate 87 guardie mediche in Sicilia (oltre ai tagli a quelle estive già effettuati), il servizio di 118 e Pronto Soccorso subirà una riduzione “di numero 30 ambulanze, con utilizzazione del personale autista-soccorritore, previa riqualificazione, a supporto delle esigenze delle aree di emergenza e Pronto Soccorso Ospedaliere”; per quanto riguarda il Distretto sanitario di base e i Poliambulatori si procederà alla riduzione di 65 presidi in atto attivati sul territorio seguendo criteri di accorpamento legati al numero di accessi ed alla distanza dal presidio più vicino. Saranno ridotte le risorse destinate all’assistenza ospedaliera, attraverso la revisione della rete ospedaliera e la chiusura di n° 682 posti letto (Agrigento 19, Caltanissetta 23, Enna 50, Catania 316, Ragusa 79, Siracusa 12, Messina 63, Palermo 56, Trapani 64). Inoltre alcuni Presidi Ospedalieri, “a basso volume di attività e con minore rilievo strategico per il funzionamento della rete ospedaliera” saranno riconvertiti in strutture sanitarie per riabilitazione o lungodegenza, mentre quelli in cui i parti sono inferiori a 400 all’anno saranno accorpati con altre strutture.
Secondo Russo non esisterebbe un’emergenza assistenza sanitaria, perché ritiene le strutture pubbliche sufficienti ad affrontare le richieste degli utenti rifiutati dalle strutture private: in realtà c’è da rilevare che le stesse strutture pubbliche hanno subito e stanno per subire tagli a parte dei fondi per cui diventa difficile acquistare il materiale necessario (come al centro analisi del Policlinico di Palermo) per far fronte alle normali esigenze dell’utenza; per non parlare poi dell’emergenza che si trovano ad affrontare in questi giorni. In alcuni casi si prevede addirittura il taglio dell'intera struttura, come per l'ospedale di Ribera.
Questi, più o meno, gli interventi nelIa sanità pubblica previsti nel piano di rientro della spesa sanitaria: saranno tagliate 87 guardie mediche in Sicilia (oltre ai tagli a quelle estive già effettuati), il servizio di 118 e Pronto Soccorso subirà una riduzione “di numero 30 ambulanze, con utilizzazione del personale autista-soccorritore, previa riqualificazione, a supporto delle esigenze delle aree di emergenza e Pronto Soccorso Ospedaliere”; per quanto riguarda il Distretto sanitario di base e i Poliambulatori si procederà alla riduzione di 65 presidi in atto attivati sul territorio seguendo criteri di accorpamento legati al numero di accessi ed alla distanza dal presidio più vicino. Saranno ridotte le risorse destinate all’assistenza ospedaliera, attraverso la revisione della rete ospedaliera e la chiusura di n° 682 posti letto (Agrigento 19, Caltanissetta 23, Enna 50, Catania 316, Ragusa 79, Siracusa 12, Messina 63, Palermo 56, Trapani 64). Inoltre alcuni Presidi Ospedalieri, “a basso volume di attività e con minore rilievo strategico per il funzionamento della rete ospedaliera” saranno riconvertiti in strutture sanitarie per riabilitazione o lungodegenza, mentre quelli in cui i parti sono inferiori a 400 all’anno saranno accorpati con altre strutture.
Uno dei problemi che non pare ancora analizzato dall’assessore o dal comitato dei 51, resta quello dei piccoli centri in cui a malapena ci sono strutture pubbliche adeguate a rispondere all’utenza, che stanno per essere cancellate in nome della razionalizzazione indiscriminata della spesa che non sempre si sposa con quella di ottimizzazione dei servizi e dove, come ci ha detto il Dott. Renato Costa segretario regionale della CGIL Medici, “c’è una sofferenza acuta dovuta anche al fatto che i privati non erogano i servizi”.
La spesa sanitaria deve essere controllata attentamente, non bastano i tagli ai privati od a qualche ospedale di provincia, anche se, come sostiene l’assessore, non sempre i bilanci delle aziende sanitarie sono chiari e di facile interpretazione.
Ma un esame da condurre con sicuro successo può essere la verifica dell’inventario, ad esempio, delle lastre per le radiografie di un ospedale: tante richieste d’acquisto, tante lastre in deposito meno le prestazioni eseguite regolarmente. Se il numero non corrisponde (e capita spesso) vuol dire che i soldi per l’acquisto delle lastre sono stati spesi per far esami gratuiti agli amici?
(pubblicato su "L'isola possibile" n. 56 - ottobre 2008)









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