lunedì 22 dicembre 2008

Dalla confisca al riutilizzo

lunedì 22 dicembre 2008
Passo dopo passo le procedure che portano al riutilizzo sociale di patrimoni mafiosi.

Il sequestro e la confisca antimafia sono misure messe in atto dal Tribunale al termine di un procedimento detto di “prevenzione”, che inizia su proposta del Questore, del Procuratore della Repubblica e del direttore della Direzione investigativa antimafia.
La legislazione antimafia italiana, sul versante del contrasto patrimoniale, prevede due grandi momenti: le indagini per l’individuazione, il sequestro e la confisca delle ricchezze attribuibili alle mafie (Legge n. 646 del 1982 - legge Rognoni La Torre); l’uso che lo Stato fa dei beni confiscati con l'assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze a quei soggetti (associazioni, cooperative, Comuni, Province e Regioni) in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro (Legge 7 marzo 1996, n. 109).

Destinazione dei beni confiscati
Le procedure di confisca possono essere riassunte in 3 fasi:

  1. il provvedimento definitivo di confisca è trasmesso, dalla cancelleria dell’ufficio giudiziario, alla filiale dell’Agenzia del Demanio (questo dal 2001) che ha sede nella provincia dove si trovano i beni, al prefetto e al Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno.

  2. Il dirigente della filiale, sulla base della stima del valore dei beni, acquisiti i pareri del prefetto e del sindaco del comune interessato sulla destinazione da dare al bene e sentito anche l’amministratore giudiziario del bene stesso, esprime una proposta di destinazione entro 90 giorni dal ricevimento della comunicazione, al direttore generale del Demanio del Ministero delle Finanze.

  3. Il direttore generale del demanio emana, entro 30 giorni, il decreto definitivo di destinazione. Emanato il decreto, il bene immobile deve essere consegnato all’utilizzatore finale.
I prefetti, poi, fanno un controllo sull’effettiva utilizzazione dei beni, nel caso in cui questi siano destinati ai comuni per finalità istituzionali o sociali.

Tipologia di beni e loro destinazione
Beni mobili: denaro, titoli, crediti personali, autoveicoli e altri beni mobili non costituiti in azienda. Le somme di denaro confiscate e quelle ricavate dalla vendita degli altri beni mobili (anche mediante trattativa privata), che non devono essere utilizzate per la gestione di altri beni confiscati o che non devono essere utilizzate per il risarcimento delle vittime dei reati di mafia sono versate all’ufficio del registro, per alimentare un fondo provinciale istituito presso le Prefetture.
Beni immobili:

  • restano allo Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile;

  • sono trasferiti al Comune dove si trova l’immobile, per finalità istituzionali o sociali. Il Comune può amministrare il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, enti, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali o comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti. Se entro un anno dal trasferimento il comune non ha provveduto alla destinazione del bene, il Prefetto nomina un commissario con poteri sostitutivi.
Beni aziendali: restano al patrimonio dello Stato e destinati:

  • all’affitto, quando esistono prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività produttiva, a titolo oneroso a società e ad imprese pubbliche o private, o a titolo gratuito a cooperative di lavoratori dipendenti dell’impresa confiscata. Nella scelta dell’affittuario sono privilegiate le soluzioni che garantiscono il mantenimento dei livelli occupazionali e di legalità;

  • alla vendita, per un importo non inferiore a quello determinato dalla stima del competente ufficio del Ministero delle finanze, a soggetti che ne abbiano fatto richiesta, se c’è una maggiore utilità per l’interesse pubblico;

  • alla liquidazione, se c’è una maggiore utilità per l’interesse pubblico.
Riutilizzo sociale dei beni confiscati
Ma in che modo l’uso sociale di un bene confiscato diventa fattore di crescita socio-economica di un territorio e di consenso allo Stato nella lotta contro la criminalità organizzata?
Per rispondere a questa domanda la confisca ed il riutilizzo del bene, deve rispondere a 3 criteri:

  1. partecipazione della collettività nel progettare l’uso sociale del bene confiscato e la successiva assegnazione;

  2. effetti positivi diretti derivanti dall’uso sociale del bene confiscato (considerando numero di occupati, numero di utenti/visitatori, attività svolta, impianti produttivi recuperati, ecc.)

  3. effetti positivi indiretti con ricaduta sul territorio in cui insiste il bene.
E’ ovvio che i percorsi di assegnazione debbano avvenire secondo percorsi ad evidenza pubblica, allo scopo di dare la percezione che rispetto ad un bene restituito alla collettività, tutti i cittadini possano avere pari opportunità di accesso.
Nel prossimo numero la gestione dei beni confiscati da parte di comuni e consorzi.
(pubblicato su "L'isola possibile" n. 59 - gennaio 2009)

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