mercoledì 18 febbraio 2009

Produrre ricchezza con i tesori della mafia

mercoledì 18 febbraio 2009
Sui beni confiscati alla mafia nel territorio dell’Alto Belice corleonese si produce ricchezza e lavoro. Otto comuni (Altofonte, Camporeale, Corleone, Monreale, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato) hanno deciso di unirsi per permettere di fare impresa là dove ogni sviluppo era stato negato

Nel 2000, con la guida della Prefettura di Palermo, nasce il Consorzio sviluppo e legalità per coniugare l’esigenza di un utilizzo dei beni confiscati “in modo produttivo e a fini sociali con l'obiettivo di creare nuove opportunità occupazionali in un'area il cui sviluppo economico è stato in negativo condizionato dalla presenza dei più pericolosi criminali mafiosi”.
Così tra strade fangose ed accidentate oggi sorgono vigneti, campi seminativi, stabilimenti di produzione e agriturismi delle cooperative Placido Rizzotto, Pio La Torre e Lavoro e non solo e la comunità alloggio per minori a rischio di devianza della cooperativa Elios. Le 4 cooperative sono le uniche che fanno capo al Consorzio sviluppo e legalità ed hanno in gestione i beni confiscati.
Abbiamo incontrato il presidente della coop. Pio La Torre, Salvatore Gibiino, l’addetto alla comunicazione della coop. Placido Rizzotto, Francesco Galante, ed il direttore del Consorzio, Lucio Guarino, che ci hanno raccontato di questa esperienza.
“E’ un’esperienza complessivamente positiva” ci dicono dalle coop. Pio La Torre e Placido Rizzotto “dopo i primi 2 anni di investimento- aggiungono - oggi ci sono utili per pagare gli stipendi quasi regolarmente”. I bilanci economici di queste coop. sono in attivo, con un patrimonio netto rispettivamente di circa 50.000 (la coop. Pio La Torre è di nuova costituzione) e 490.000 euro, ed un valore di produzione per la sola Placido Rizzotto di circa 1.800.000 euro.
Le coop. si sono costituite per gestire un bene predeterminato dal Consorzio, i soci fondatori hanno partecipato ad un bando pubblico di selezione e sono stati sottoposti ad un controllo preventivo della prefettura (controllo che si ripropone nel tempo dopo la costituzione). Ai nuovi soci viene chiesto di essere in regola con i profili lavorativi utili alle coop. e con la certificazione antimafia, ma “ai sostenitori economici non viene richiesta la certificazione antimafia” ci dicono Galante e Gibiino.
La distribuzione dei prodotti delle terre di mafia viene gestita in Sicilia direttamente dalle coop. e al di fuori della regione da una srl di nuova costituzione “Libera Terra Mediterraneo”, che si occupa anche della promozione dei prodotti e si “avvale delle aziende e dei soggetti aderenti ad Addio Pizzo”, ci dice l’addetto alla comunicazione della Placido Rizzotto e dipendente proprio di questa srl. “L’associazione Libera (quella di don Luigi Ciotti, nda) – dice Galante – per noi rappresenta un riferimento politico. Le cooperative oltre ad aderire al marchio “Libera Terra”, sono associate a Libera” (versano la quota associativa, nda). “Obiettivo di questa collaborazione - sottolineano i nostri interlocutori - è produrre ricchezza, promuovere un turismo responsabile, creare strutture ricettive”.
Il patrimonio delle coop. deriva dai beni confiscati, dalle quote associative e dal sostegno di privati e aziende terze, “non abbiamo altri sostegni pubblici” lamenta il presidente della Pio La Torre. “Le cooperative hanno un sostegno in fase di startup – risponde il direttore del Consorzio – con l’attribuzione di un contributo a fondo perduto, oltre alla copertura dei costi relativi alle infrastrutture”. “E’ una scelta precisa – continua Guarino – il nostro obiettivo è dare impulso allo sviluppo e non creare assistenzialismo. Alle cooperative chiediamo solo correttezza nella gestione e uno spiccato senso per il marketing territoriale”. Il Consorzio ha inoltre costituito un fondo di garanzia per l’accesso al credito delle coop. in collaborazione con Banca Etica.
Il bene confiscato non sempre arriva nelle mani dell’utilizzatore finale in buono stato “purtroppo ci viene consegnato molto spesso improduttivo – dichiara il direttore del Consorzio – chi lo ha in gestione non applica i principi del buon padre di famiglia e questo penalizza la produzione successiva”.
Il Consorzio consegna alle coop. fabbricati rurali e terreni confiscati in suo possesso; recupera i fabbricati nei centri abitati per implementare le attività delle stesse coop. o consegnarli per attività sociali all’interno dei comuni ove ricadono. “I fabbricati sin qui recuperati sono stati adibiti a sedi delle cooperative” ci informa Guarino.
Abbiamo chiesto al direttore del Consorzio come rispondono alle accuse, più o meno velate, di monopolizzare i beni confiscati della zona e non permetterne l’accesso ad altre cooperative o associazioni, “E’ vero – ha risposto Guarino – non accettiamo cooperative già costituite o associazioni. Abbiamo scelto di crearne di nuove finalizzate alla realizzazione di un singolo progetto di sviluppo”. Progetto di sviluppo che si sostanzia in “ 200 ettari di terreno, un agriturismo e uno stabilimento di produzione per cooperativa. Quando tutte le cooperative attualmente attive – continua Guarino - raggiungeranno questo obiettivo, saremo pronti a crearne di nuove”. Per quanto riguarda Elios, l’unica coop. non agricola, il direttore ci anticipa che i soggetti ad essa assegnati saranno coinvolti nel lavoro dei campi.
(pubblicato su "L'isola possibile" n. 61 - marzo 2009)

0 commenti:

Posta un commento

Il tuo commento sta per essere valutato.
Commenti offensivi o lesivi della dignità altrui non saranno pubblicati.

Sostenitrice di RAI per una notte

 
Clip ◄Design by Pocket, BlogBulk Blogger Templates