Così si può riassumere la lettera indirizzata ad un uomo deceduto 10 anni fa.
Violazione della privacy, e quindi della Legge italiana; violazione della “serenità” altrui utilizzare materiale non più pubblico per farsi pubblicità.
Era già successo sino a 3-4 anni dalla morte: ogni competizione elettorale arrivava una lettera di ogni partito (ed a volte di più candidati dello stesso partito), ed ogni volta costoro venivano sollecitati, in nome della violazione delle norme previste dalla Legge sulla Privacy, a cancellare dai loro elenchi il nominativo. Cosa che pareva essere stata fatta, perché nulla era più stato recapitato. Sino ad oggi.
Nella busta, anonima all’esterno, si trovano un pieghevole e due fac-simili, su tutti lo slogan “… è ora di legalità, lavoro e sviluppo”. Lavoro e sviluppo per chi non c’è più? Legalità, violando le elementari norme sulla privacy?
Partiti, organizzazioni politiche e singoli candidati hanno da sempre la possibilità di accedere alle liste elettorali di ogni Comune, o ad altri elenchi pubblici, per inviare materiale elettorale. La possibilità di accedere a questi elenchi è disciplinata dalla Legge sulla Privacy in vigore.
Proprio il 02 aprile scorso il Garante della Privacy ha emesso un provvedimento in cui, si esonerava i partiti ed i candidati in genere dall’invio dell’informativa ai destinatari dei messaggi, ma evidenziava che:
il diritto riconosciuto a tutti i cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.) deve essere esercitato nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone cui si riferiscono i dati utilizzati, con particolare riferimento alla riservatezza, all'identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali ai sensi dell'art. 2 del Codice
Il Garante rimandava, inoltre, ad un suo provvedimento (definito “il decalogo” della propagande elettorale) del 7 settembre 2005, dove si precisava che possono essere usati senza consenso i dati contenuti in:
liste elettorali
altre fonti documentali detenute da soggetti pubblici, qualora esse siano liberamente accessibili a chiunque senza limitazioni di sorta in base ad una specifica disposizione normativa
dati raccolti da titolari di cariche elettive e di altre funzioni pubbliche, nel quadro delle relazioni interpersonali con cittadini ed elettori
dati di iscritti a partiti, organismi politici e comitati
Ora, i dati personali del defunto destinatario della missiva non si trovano in nessuno di questi elenchi. Da dove ha preso i dati il candidato?
Sempre nel “decalogo” citato il Garante continuava “deve essere infine dato tempestivo riscontro ad eventuali richieste con le quali gli interessati esercitino i propri diritti, ad esempio per accedere ai dati che li riguardano, conoscerne l'origine e alcune modalità del trattamento od opporsi al loro utilizzo, ad esempio all'ulteriore ricezione di materiale o chiamate (art. 7 del Codice). Qualora il titolare di trattamento non fornisca un riscontro idoneo l'interessato può rivolgersi all'autorità giudiziaria, oppure presentare un ricorso al Garante; può altresì presentare a questa Autorità una segnalazione o un reclamo.”
Quindi, avendo già questi partiti ricevuto anni fa l’opposizione all’utilizzo dei dati proprio per non ricevere più materiale, perché oggi arriva una letterina?
Il candidato od il suo partito potrebbe dire di averli già quei dati, ma così violerebbero ugualmente la Legge sulla Privacy, perché, proprio il Garante il 12 febbraio 2004 (quindi esattamente 4 anni dopo la scomparsa del destinatario della missiva odierna) in un altro “decalogo” elettorale indicava la data del 30 settembre 2004 come limite per informare l’interessato del continuo trattamento dei dati o in caso di non utilizzo, “i dati dovranno essere cancellati o distrutti non oltre la medesima data”.
Se i candidati non rispettano le elementari Leggi italiane che ci rappresentano a fare?
Titoli di coda:
Destinatario del materiale elettorale: mio padre
Mittente candidato: Rosario Crocetta
Partito politico: PD









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