lunedì 14 dicembre 2009

L'impegno dello Stato nella lotta alla mafia

lunedì 14 dicembre 2009
"l’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può esercitare sull’opinione pubblica.
All’estero si chiedono sbalorditi come mai lo Stato italiano non è ancora riuscito a debellare la mafia. […]
I motivi sono numerosi. Innanzitutto, oltre alla potenza dell’organizzazione mafiosa, la sua particolare struttura che la rende impermeabile alle indagini: Cosa Nostra ha la forza di una Chiesa e le sue azioni sono frutto di una ideologia e di una subcultura. Non per niente uno dei suoi capi, Michele Greco, è stato soprannominato “il Papa”.[…]
Per vent’anni l’Italia è stata governata da un regime fascista in cui ogni dialettica democratica era stata abolita. E successivamente un unico partito, la Democrazia cristiana, ha monopolizzato, soprattutto in Sicilia, il potere, sia pure affiancato da alleati occasionali, fin dal giorno della Liberazione. Dal canto suo l’opposizione, anche nella lotta alla mafia, non si è sempre dimostrata all’altezza del suo compito, confondendo la lotta politica contro la Democrazia cristiana con le vicende giudiziarie nei confronti degli affiliati a Cosa Nostra. […]
La paralisi c’è stata quindi su tutti i fronti."
(Giovanni Falcone - Marcelle Padovani, Cose di Cosa Nostra, pagg 149-150)


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