A Palermo il 19 luglio 1992 la mafia (ma solo la mafia?) uccideva il giudice Paolo Borsellino ed i suoi agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Poco prima nello stesso modo erano morti altri servitori dello Stato, Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta.
I Palermitani reagirono, si riversarono nelle strade, manifestarono il loro sdegno. Ed il resto d’Italia guardava con simpatia allo scatto d’orgoglio civico di chi fino a qualche tempo prima veniva visto (ed un fondo di verità c’è in questo) come animato solo d’orgoglio mafioso.
Oggi quel momento compie 18 anni. L’anno della maturità si direbbe. L’anno in cui i Palermitani potevano dire “io c’ero, oggi sono ancora qui e voglio verità”. Peccato che la maggioranza dei Palermitani si sia dimenticata della ricorrenza ed abbia perso il suo orgoglio civico.
Quest’anno accade che il resto d’Italia va a Palermo animato dallo stesso orgoglio civico che avevano i Palermitani 18 anni fa. L’Italia si unisce nella figura di Borsellino, ma sbagliando i tempi: il 1992 era l’anno dei Palermitani, il 2010 quello del resto d’Italia.
Ma chi c’era oggi in via D’Amelio? C’erano i gruppi de “il popolo delle agende rosse” di molte città italiane, c’erano i rappresentanti di alcune associazioni cittadine, alcuni rappresentanti politici (alcuni anche con il loro seguito di postulanti), c’erano i “modelli” ovvero quei politici che si trovano sempre dove stanno telecamere e fotografi, c’erano i magistrati ed i parenti delle vittime. Non c’era la città.
E come ogni anno la commemorazione ha diviso i partecipanti, piuttosto che unirli come ha dichiarato il Presidente della Camera Gianfranco Fini “è necessario che ci sia una sola manifestazione, che si superino le diffidenze in nome della memoria”.
In 18 anni Palermo è cambiata, ma non è maturata. Come è cambiato il percorso giudiziario per accertare la verità sulle stragi: nel 1992 la strage si attribuì alla mafia, nel 2010 la si vuole attribuire anche a pezzi dello Stato.
Unica triste costante della manifestazione, la richiesta di verità. Uguale ogni anno dal quel 19 luglio 1992.
Quanti anni ci vogliano perché contro la mafia si manifesti ad Italia unita e per avere finalmente verità? 18 anni sono troppi.
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