Prima che Tangentopoli cambiasse la mappa dei partiti e della politica italiana, in Sicilia un solo partito era sinonimo di stabilità la D.C. (Democrazia Cristiana, per i più giovani).
Una stabilità che non significava necessariamente buon governo, ma che stava lì ad ogni uso e consumo, buono o cattivo che fosse.
Un partito che ha attraversato tutti i cambiamenti sociali (eccetto Tangentopoli, chiaro) restando sempre uguale a se stesso: un partito di potere. Ma non un potere momentaneo, un potere eterno.
Un potere che si manifestava nelle gestione degli enti locali come in quelli centrali, nella scelta dei dipendenti delle aziende (pubbliche o private che fossero) come nella scelta dei parroci, nei piani di sviluppo della Sicilia (che visto in quale stato si trova, forse tanto sviluppo non era...ma questa è un'altra storia); un potere che influiva anche su cosa era cool (espressione che ai tempi non esisteva) e su cosa non lo era. Un potere
che aveva il dono di distruggere persone, ma anche di elevarle ai massimi sistemi.
che aveva il dono di distruggere persone, ma anche di elevarle ai massimi sistemi.
Della D.C. si è detto di tutto ed il contrario di tutto. Della D.C. si è parlato come del partito favorito dalla mafia. Ed è ovvio che questo dipendesse dalle persone che lo componevano e non dal partito in sè.
Di fatto molti dei suoi esponenti, come indicato in alcune sentenze, hanno favorito Cosa Nostra, hanno fatto affari con i mafiosi e, grazie ai voti della mafia, questi scellerati esponenti politici hanno raggiunto i più alti gradini della politica.
Poi ci sono i democristiani che sono sopravvissuti a tangentopoli, che non sono stati toccati dalle indagini (per merito si, ma in alcuni casi anche per mancanza di prove) e si sono trovati in altri partiti con ruoli di responsabilità.
Dice Massimo Ciancimino, in uno dei suoi interrogatori, ricordando gli anni in cui suo padre Vito Ciancimino (esponente democristiano a Palermo) era parte del potere "quando accompagnavo mio padre dall'Onorevole Lima spesso rimanevamo fuori e c'era Schifani che guidava la macchina a La Loggia e Cuffaro che guidava la macchina a Mannino. Diciamo i tre autisti erano questi. E stavamo lì, andavamo a prendere cose al bar" (fonte i libri di S, "Nel nome del padre" pag. 346, edito da Novantacento).
Di fatto oggi in Sicilia, anche senza D.C., al potere ci sono sempre i vecchi democristiani vestiti da Forza Italia (ora PDL) e da UDC, per citare i maggiori partiti nell'isola.
E vien da sorridere, se non fosse tragico, guardando allo stupore dei più quando si parla della ricerca da parte di Cosa Nostra di un soggetto politico da portare al governo: in Sicilia è sempre stato così, non riconoscerlo o attribuire tutto il male ad un nuovo partito sarebbe stupido ed inutile.
Attribuiamo, invece, agli uomini che compongono questi partiti la responsabilità delle loro azioni. Riconosciamo che in Sicilia Tangentopoli non ha poi cambiato granchè. Ha fatto quello che si fa durante il mercato del calcio: permettere ad alcuni di cambiare maglia e magari guadagnarci di più.
Qui devono entrare in gioco i partiti allontanando chi è solo sfiorato dal sospetto di vicinanza o, ancor peggio, complicità con un mafioso. Un partito che non fa questo, sceglie liberamente di essere accostato a Cosa Nostra e sceglie altrettanto liberamente di favorirla.
Stessa responsabilità si può attribuire ai partiti di opposizione in Sicilia dal PSI al PC, dal MSI al PSDI prima al PD, AN/PDL oggi, i cui esponenti (non tutti ovvio) sono sempre pronti a dotarsi di bende (scurissime ed impenetrabili) per gli occhi pur di avere concessa una briciola di potere. Anche questi partiti e questi esponenti politici favoriscono Cosa Nostra e quindi la mafia, perchè permettono che il gioco di potere criminale non abbia mai fine.
I voti a disposizione delle cosche non sono 300 mila, ma molti di più se si considerano anche quelli indotti da altri per mantenere lo status quo.









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