lunedì 27 settembre 2010

Lettera aperta al Papa

lunedì 27 settembre 2010
Sommo Pontefice, Le scrivo in qualità di Cittadina Siciliana in occasione della Sua visita del 3 ottobre prossimo alla mia città di Palermo.
Le scrivo nella sua duplice qualità di Capo di Stato, amministratore quindi di leggi terreni, e nella Sua veste di Capo della Chiesa Cattolica, quindi amministratore di anime e “servi di Dio”.
Le scrivo laicamente, perché la religione in questa mia richiesta poco entra eccetto per gli aspetti che riguardano i Suoi Ministri e coloro che si professano cristiano-cattolici.
Come certo saprà la Sicilia è stata, ed è, la regione più martoriata da quel cancro orribile che è Cosa Nostra
(l’organizzazione criminale mafiosa siciliana). E, come certo saprà, i mafiosi sono “uomini di chiesa”, nel senso che la frequentano, la corteggiano, perché la comunione con il clero dà lustro agli occhi della povera gente che deve rivolgersi a questi mafiosi o che deve semplicemente “coprirli”.
Il rapporto mafia-chiesa è un po’ come quello mafia-stato (volutamente uso le minuscole), con la differenza, importante, che allo Stato, la maggior parte della gente, non sente di appartenere, mentre alla Chiesa, per ragioni che siano culturali, spirituali o di altra natura, sentono di appartenere.
Nel corso della storia, la Chiesa siciliana ha comminato la sanzione della scomunica per tre volte. E più volte è stato reso noto dalla Santa Sede che i mafiosi sono scomunicati latae sententiae. Questo, mi permetto di dire, ai mafiosi poco importa e poco serve per allontanarli dalla gente. In questo modo il mafioso scopre di essere scomunicato solo quando si reca in confessione per rimettere il peccato oggetto di scomunica.
Ma i mafiosi non hanno bisogno di confessarsi e, soprattutto, i suoi ministri non hanno bisogno della confessione per sapere chi è l’uomo che hanno innanzi, quando la domenica mattina gli fanno dono della comunione cristiana o quando gli permettono di fare da padrino o quando, come al boss di Partinico Nenè Geraci, gli permettono di avere funerali in chiesa degni di un capo di stato.
La mafia, per la sua propria natura, è da considerarsi un’organizzazione che complotta contro la Chiesa e così i suoi aderenti sono nemici della Chiesa e vanno scomunicati ipso facto così come previsto dal Vostro diritto canonico.
Scomunicare un mafioso, un colluso con la mafia, un favoreggiatore è sicuramente un atto molto più forte di un arresto, perché la scomunica tocca la sfera dei sentimenti della gente e provoca l’allontanamento dalla comunità cristiano-cattolica in cui vive lo scomunicato: la scomunica fa del mafioso un diverso, uno da non imitare.
Ed è in quest’ottica che rivolgo alla Sua attenzione questa mia richiesta. In occasione della Sua visita a Palermo dia ai Siciliani, ma anche a tutti i cittadini onesti, aderenti o no alla Sua religione, il segnale che la Chiesa è contro la mafia.
Le chiedo che i mafiosi, quindi gli appartenenti a Cosa Nostra ed a tutte le mafie, ma anche coloro che si rendono colpevoli del reato di associazione mafiosa, di favoreggiamento alla mafia, di collusione, di utilizzo a vario titolo dei servigi dei mafiosi, quindi preti, politici, professionisti, commercianti, gente accecata dalla brama di potere, siano scomunicati ferendae sententiae e che la scomunica sia riservata alla Santa Sede.
Ponga fine alla collusione, vicinanza, tolleranza con la quale la Chiesa ha sinora, con le dovute e rare eccezioni, trattato la mafia ed i mafiosi, a qualunque rango essi appartengano.
Confido in un Suo risoluto intervento.

Firmato, Cetti Lipari

0 commenti:

Posta un commento

Il tuo commento sta per essere valutato.
Commenti offensivi o lesivi della dignità altrui non saranno pubblicati.

Sostenitrice di RAI per una notte

 
Clip ◄Design by Pocket, BlogBulk Blogger Templates